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Perchè uno sci club è bene che lavori… di testa

E’ un weekend di brutto tempo quello del 21-22 dicembre 2019. Valentina Penati, psicologa con specializzazione nello sport e collaboratrice di Milano Ski team, sale con il pulmino dello sci club per seguire un weekend di allenamento a Chiesa Valmalenco. Vuole conoscere i ragazzi, stare con loro, scoprire chi sono e cosa pensano. L’obiettivo del weekend è quello di capire dove e come lavorare sulla loro parte più ‘interiore. Il weekend infatti fa parte del nuovo progetto dello sci club Into the Mind’, progetto che ha lo scopo di fornire un supporto personale a ragazzi, allenatori e genitori sugli aspetti che riguardano la mente: la motivazione, le relazioni, l’affronto delle difficoltà, la comunicazione, e molto altro.

Osservazione

La mattina di sabato purtroppo il meteo non permette quasi di uscire dal rifugio alla base degli impianti, si attende. E’ l’occasione per Valentina di iniziare ad entrare in rapporto con i ragazzi, creare un dialogo. Da quelli più piccoli, di 9 e 10 anni, fino ai più grandi, ormai maggiorenni o quasi. Storie e vite diverse, personalità differenti: ci vuole tempo, dialogo e convivenza per conoscere, osservare, domandare.

Finalmente verso ora di pranzo si sale, ma le condizioni rimangono difficili: visibilità quasi nulla e pista non battuta. Non è facile allenarsi in queste condizioni: gli atleti dello sci club sciano in difesa, sembra loro di non portare a casa nulla. Valentina li osserva, guarda cosa fanno, come si preparano, cosa si dicono.  Ascolta i loro discorsi: non mancano le lamentele per le condizioni, per la pista, per la visibilità; ogni cosa sembra storta.

In quel momento non ho detto niente, ho solo osservato. E prima di iniziare ho fatto fare loro un lavoro sulla respirazione. E’ uno strumento importantissimo in fase di preparazione, soprattutto quando si è in tensione per qualcosa. La respirazione, se fatta in un certo modo, abbassa le attivazioni ansiose, aiuta a gestire al meglio il ‘tempo invisibile’, ovvero quello che non è occupato dalla gara o dal gesto atletico.’

Durante l’allenamento Valentina prende nota, inizia ad associare i nomi dei ragazzi alle loro facce, che dopo tutto vede per la prima volta. Osserva tutto, annota tutto, cerca di ricostruire e di associare ai volti reali i commenti ricevuti nei giorni prima dall’allenatore. Tutto lavoro che le servirà per il pomeriggio.

sci club Milano

Dialogo

Perchè il pomeriggio, al ritorno in hotel, si passa ai colloqui individuali. Un misto di curiosità e di timore per i ragazzi, tanta aspettativa per Valentina.

Con i piccoli è stato abbastanza rapido, hanno parlato meno come è normale che sia. Sono usciti comunque spunti interessanti, ma la semplicità tipica della loro età non permette ancora di entrare ad un certo livello di profondità, è normale. Con i più grandi invece si sono trattate tematiche più complesse, che sono andate anche oltre lo sport.

E’ l’occasione di un confronto, e in un dialogo individuale è più facile tirare fuori la propria personalità, fino ad arrivare alle paure o alle preoccupazioni più personali. C’è chi esterna le proprie paure sportive, di carattere anche tecnico ma non solo, chi invece è cosciente che il proprio pensiero è da un’altra parte, al di là dello sci.

Escono piano piano anche i lati più faticosi di ciascuno, ma anche quelli più forti: l’eccessivo perfezionismo, che porta a essere troppo duri con se stessi, o per altri la distrazione, che non permette di focalizzarsi sul momento, di concentarsi su ciò che si sta facendo.

sci club Milano

Obiettivo

Per ognuno di loro viene quindi individuato un obiettivo (di carattere mentale) su cui lavorare durante la stagione. A volte tale obiettivo ha un aspetto più ‘procedurale’: ‘per alcuni semplicemente ci siamo prefissati di lavorare sulla preparazione in partenza. Ho osservato che spesso non si concentrano, parlano tra di loro del più e del meno. Invece la concentrazione prima di ogni giro è fondamentale, per cercare di ricavare il massimo da ogni discesa.’

Per altri invece si lavora più in profondità sulla motivazione e sugli aspetti più positivi su cui lavorare durante i periodi più difficili: ‘Per esempio riprendere le ragioni ed i motivi per cui il ragazzo fa parte dello sci club e per cui sta facendo sacrifici lo aiuta a superare quei pensieri più negativi che a volte sorgono e che possono essere anche motivo di blocco’.

Già il giorno seguente si lavora su quanto detto il giorno prima. Si cerca di stare attenti a uno o due aspetti evidenziati durante il colloquio, di fare tesoro e mettere già in pratica quanto detto. E’ un lavoro, forse più un cammino, quello dell’analisi della propria mente. E non è privo di fatiche.

I ragazzi si mettono in gioco, provano a ‘mettere a terra’ quanto detto il giorno prima. C’è chi prova la respirazione prima del giro di allenamento, chi cerca un momento per sè e guarda il tracciato, cercando di concentrarsi totalmente su di esso.

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Allenatori

Valentina riporta poi gli aspetti principali agli allenatori. E’ importante che sappiano quello che stanno vivendo i loro ragazzi, sempre nella discrezione e nel rispetto di ognuno. Con loro si lavora sulla comunicazione.

Ho dato loro rimandi legati principalmente alla comunicazione, sia in termini di quantità che di forma. Per esempio ho notato che nel correggere i ragazzi spesso fanno rientrare nella correzione il cosa non fare”. Il “non” nella comunicazione può essere una parola pericolosa, perché il nostro cervello non ammette la negazione. E nel momento in cui ti forzi a non pensare a una certa cosa, di fatto l’hai già pensata per poterci tirare una croce sopra (se ti dico di NON pensare a un elefante, qual è la prima cosa a cui pensi??). Occorre quindi fornire più correzioni in senso affermativo che sono realmente informative e in grado di indirizzare i comportamenti. Sul piano della quantità è necessario trovare un balance, per non andare a sovraccaricare i ragazzi di informazioni e al contempo fornirgli tutti gli spunti necessari per correggersi. Per quanto riguarda invece la dimensione relazionale, è importante spingere su quelle tematiche che a volte rimangono nascoste, come determinate paure, soprattutto con i più piccoli, facendole emergere per poterle poi affrontare ed evitare che rimangano latenti

Valentina torna a casa con loro sul pulmino dello sci club domenica pomeriggio, è convinta che questo momento si stato molto utile per ragazzi e allenatori: sono saltate fuori cose significative per ognuno. In un prossimo incontro si potrà lavorare in maniera più dettagliata su alcuni aspetti, andando avanti con i colloqui personali, momento di vero dialogo e di libero confronto.

Lavorare sulla mente è fondamentale. In questi giorni mi sono resa conto che si può fare molto, e che in un dialogo si può veramente crescere su molte cose. Non solo per migliorare la performance sportiva, che comunque è un obiettivo, ma soprattutto per crescere nella personalità e nella serietà con ciò che si sta facendo. Insomma, per crescere e diventare uomini e donne.’

Perchè in Coppa del Mondo arrivano in pochissimi, ma diventare uomini e donne è la strada di tutti…

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Aiutare la crescita psicofisica dei nostri ragazzi? Si può fare

Quando si parla della nostra mente con un professionista si ha sempre un certo iniziale timore. Entrare nella nostra dimensione della crescita psicofisica non è mai banale. Eppure nell’incontrare Valentina Penati, psicologa con specializzazione nello sport e socia di Sipiss, il timore passa subito.

E’ vero, l’argomento non è affatto banale, ma soprattutto in questo periodo è di enorme importanza. In Italia i nostri ragazzi si muovono sempre meno, con conseguenze alquanto rilevanti sia sulla crescita fisica che su quella psicologica. Invece su questo tema Valentina Penati è molto netta:

L’educazione motoria è fondamentale per la psiche: noi come esseri siamo in continuo movimento. E di conseguenza anche la psiche è sempre in movimento, ma non ci è possibile osservarci dall’esterno. Possiamo però osservarci a livello motorio: lo sviluppo a livello motorio è l’elemento che ci permette di osservare che cambiamo in continuazione, e di capire che cosa controlliamo di noi stessi, anche a livello psicologico.’

Lo sport agonistico

E se l’educazione fisica è importante per la crescita psicofisica dei nostri ragazzi, a maggior ragione chi pratica sport a livello agonistico ha un grande vantaggio:

‘Per gli agonisti c’è un elemento aggiuntivo: la continua sfida con gli altri o con il cronometro, come nel caso dello sci, ti porta a confrontarti con le emozioni: gioia, frustrazione, ansia… è una enorme possibilità di conoscenza più profonda di sè stessi, e quindi di accelerazione della crescita psicofisica del ragazzo.

Lo sport agonistico, spiega Valentina, è importante su più piani: quello Motorio, quello Cognitivo, e quello della Personalità. Nello sci alpino tali piani entrano tutti in gioco, in particolare secondo alcuni fattori:

          innanzitutto è ‘scomodo’, quindi stimola lo sviluppo della capacità di adattamento (logistica, meteo, attrezzatura, spostamenti).

          Il rispetto delle regole, la conoscenza delle relazioni (si entra in contatto con interlocutori diversi), e l’adattamento ai compagni, con cui si deve condividere tutto: viaggi, notti in hotel, allenamenti….

          Lo sviluppo di schemi mentali causa-effetto: consapevolezza del movimento, dentro un contesto di velocità, e quindi sviluppo a livello mentale del fattore del rischio e della sua valutazione e controllo.

          Il contatto con gli elementi naturali e l’ambiente, e quindi il contatto con la realtà, elemento assolutamente non secondario nel mondo virtuale dentro cui sono immersi i nostri ragazzi di oggi.’

Lavorare sugli atleti

Non è quindi difficile intuire che, come il fisico ha bisogno di allenamento per raggiungere determinate prestazioni, anche la nostra mente va conosciuta e allenata. Soprattutto quando si pratica sport agonistico, dove mente e corpo devono collaborare perfettamente.

In Italia c’è purtroppo ancora pochissima cultura in questo senso.  Si lavora molto sull’emergenza, soprattutto dopo infortuni o passaggi di categoria. I passaggi di categoria, in particolare nello sci, portano a volte a veri e propri tracolli psicofisici. Non è così ovviamente per tutti, altri atleti invece reagiscono molto positivamente e crescono all’improvviso. E’ la dimostrazione che siamo tutti fatti in maniera diversa.

In America, dove vi è molta più letteratura sull’argomento, si lavora invece molto di più sulla prevenzione, fin dalle giovanili: preparano fin da subito il ragazzo ad affrontare con più consapevolezza l’attività agonistica. È un aiuto a una maggiore conoscenza di se stessi, a una maggiore consapevolezza.’

Ad alto livello sempre più atleti si fanno seguire da mental coach specializzati (come ci ha raccontato anche Federica Brignone):

‘Questo è sicuramente positivo. Attenzione però che c’è differenza tra mental coach e psicologo sportivo: il mental coach utilizza delle tecniche da applicare, lo psicologo lavora più in profondità sulle emozioni, integrando ed adattando le tecniche con la personalità dell’atleta. La cosa più importante è capire di cosa l’atleta ha bisogno in quel momento e personalizzare il più possibile l’intervento.

Per esempio, per i problemi più ricorrenti che riscontriamo sugli atleti dello sci è importante un lavoro più profondo. Le problematiche che più comunemente si riscontrano sono legate all’ansia da prestazione. Il risultato e la prestazione vengono caricate di enormi aspettative, dimenticandosi del processo, ossia di come ci si prepara e si affronta il momento della gara. Altro tema importante è quello della tolleranza della frustrazione che scaturisce dall’impossibilità e dalla falsa aspettativa di poter ottenere tutto e subito.

Queste due tematiche sono lo specchio dei tempi: al giorno d’oggi basta un click e tutto è a portata di mano. Invece, occorre far capire ai giovanissimi che ci vuole una pianificazione, che è fondamentale porsi degli obiettivi commisurati alle proprie capacità del momento e che per raggiungerli sono necessarie perseveranza e costanza. Bisogna poi mettere in conto che può capitare che quell’obiettivo non venga centrato e allora sarà necessario un paziente lavoro di ri-definizione e adattamento. Se ci pensiamo, maturare queste capacità non è utile solo nell’ambito sportivo, ma anche scolastico, lavorativo e relazionale.

Lavorare sugli allenatori

Quanto è importante il fattore ‘allenatore’ sulla crescita psicofisica dei ragazzi?

‘Il lavoro degli allenatori è importantissimo. E’ fondamentale il tipo di messaggio che l’allenatore dà al ragazzo. Se, per un errore commesso, dico all’atleta ‘sei un cretino’, sto definendo l’atleta per l’errore che ha fatto. Invece l’errore è un passaggio per modificare quel comportamento e lavorarci su, è un’occasione di lavoro.

Spesso atleti dello sci vanno veloci in allenamento, ma al cancelletto della gara si annebbia tutto: il problema è nella testa. A volte la risposta degli allenatori a questo problema è ‘fai più pali’. La conseguenza è che a un certo punto i ragazzi si stufano e abbandonano lo sport, perchè l’allenatore non ha capito e accolto il vero problema.’

Si riscontra però una certa maggiore sensibilità di giovani atleti e famiglie su tema psicologico:

‘La sensibilità sta effettivamente aumentando da parte di ragazzi e famiglie, ma meno da parte degli allenatori. Mi è capitato anche di seguire atleti di alto livello che venivano da me quasi di nascosto, perchè l’allenatore era addirittura contrario. Sono casi isolati, ma è vero che c’è ancora molto lavoro da fare per integrare le rispettive competenze e metterle al servizio dell’atleta.’

L'aspetto educativo

Psicologia ed educazione sono due aspetti differenti della formazione della persona, ma hanno elementi in comune, anche nello sport. L’educazione ha a che fare con una proposta umana integrale, mentre la psicologia tende a studiare e lavorare solo alcuni aspetti della mente.

A livello educativo è vero però che, per esempio, il comportamento e la comunicazione indiretta sono molto importanti: i ragazzi imparano quello che osservano. Se un allenatore sbeffeggia l’avversario, sta passando un messaggio. Si può lavorare anche su questo, anche se la struttura umana dell’allenatore è quella e difficilmente si può cambiare, ma si può incidere in maniera importante sui comportamenti e sulla comunicazione. Sugli allenatori è possibile comunque fare un bel lavoro in questo senso, ed è importante farlo perchè fanno parte dell’educazione dei ragazzi così come i professori, i genitori, e le diverse figure significative che appartengono alla vita del ragazzo.

Lo sport agonistico e la scuola

Veniamo al tema caldo soprattutto nello sci agonistico, quello del rapporto tra sport e scuola.

Il rapporto rischia spesso di essere conflittuale: se non si riesce a collaborare, si costringe ragazzini di 15/16 anni a scegliere tra scuola e sport. Ma a 15/16 anni non è tempo di fare scelte, lo sport deve essere importante esattamente come studiare storia o matematica. Non è assolutamente detto che chi fa agonismo deve scegliere tra scuola e sport. Anzi, spesso chi fa agonismo impara ad organizzarsi molto meglio il tempo e le energie. Impara a fare dei sacrifici e a capire il valore del perseguimento di un obiettivo. Occorre quindi che allenatori e professori collaborino per formare la persona e la personalità nella sua interezza. E’ difficile, ma è la strada da percorrere se vogliamo contribuire tutti a uno sviluppo sano, equilibrato e completo dei nostri ragazzi.

 

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